La fragilità è intesa anche come pietas: un comportamento virtuoso verso la sfera sacrale, familiare e
collettiva; un sentire che non si esaurisce nella connotazione emotiva, ma si traduce nell’agire
consapevole verso l’altro e il proprio Sé. In questa prospettiva, Antonello Diodato Guardigli, in arte
ADGART, trasforma il dolore e la perdita in un’esperienza catartica. La caducità della vita umana e
delle relazioni costituiscono simbolo di una forza eterna, che trascende la finitudine, è la forza
dell’amore, capace di superare la separazione, unita a quella della fede, atto di devozione sacra e
dialogo con il divino.
La pittura di Fernando Diaz, delicata e sospesa, affronta il tema dell’erranza e della ricerca d’identità.
Gli impaginati indagano il “non-luogo” spazi della contemporaneità privi di memoria e accoglienza,
ridotti a quinte teatrali anonime, in netto contrasto con i luoghi tradizionalmente carichi di storia e
interazioni umane.
Nella produzione di Carlo Gasperoni, composizioni astratte dalle cromie cangianti delineano la
genealogia di un universo in cui la natura, nella sua accezione generatrice, riacquista un ruolo
preponderante. La narrazione segue topografie e orografie fantasiose, di un territorio magico da
scoprire e preservare. Colori vitalistici delineano un’aspirazione libertaria nel superare lo spazio
obbligato della superficie per anelare all’infinito.
Quale “architetto dello spirito”, la produzione presentata da Peter Nussbaum conduce verso una
dimensione arcana, costruita attraverso geometrie calibrate e potenti. Qui ordine e armonia assumono
un valore rinnovato, quali strumenti di conoscenza per disvelare i segreti primordiali del cosmo e
trasformare il colore in veicolo spirituale.
La selezione della collettiva segue la ricerca concettuale della mostra, declinandola attraverso sei
ulteriori lavori. Nelle opere di Marco Bettocchi, la fluidità cromatica e il gesto calligrafico
scandiscono un ritmo lento e meditativo, laddove la palette plumbea invita a un confronto con il
proprio inconscio.
Analogamente, la creazione di Fedora Spinelli adotta cifre stilistiche aniconiche: è il colore a elevarsi
messaggero delle complessità di una condizione intima e psicologica; al contempo l’essenza
vitalistica dell’autrice è presente in ogni tocco.
La risonante emotività si manifesta anche nella pittura di Liliana Scocco Cilla, la cui tela, grazie a un
approccio fisico e immediato che la vede teoreta del “Digitismo”, può essere esperita oltre la visione,
per entrare in comunicazione diretta con gli abissi psichici.
Il medesimo eco spirituale si ritrova nella marina poetica di Silvana Landolfi in cui le tonalità effimere
e delicate richiamano un paesaggio suggestivo, lontano dal caos della modernità, che evoca risonanze
memori di Luigi Ghirri.Di chiave personale invece, l’opera di Franco Carletti conduce il visitatore nei meandri di un passato
infantile, inteso come spazio segreto di un’emotività ancora intera e primigenia. Il presente si carica
così di afflato elegiaco e sentimentale.
Infine, la scultura di Nazzareno Tomassetti – compianto artista marchigiano – avente a soggetto un
monaco, delinea un ponte tra il mondo reale e quello spirituale, custode di una sacralità ormai
dimenticata. Il Maestro, allievo di Pericle Fazzini, ne recepisce tutta la solennità di linguaggio.
Il visitatore sarà spinto a riconoscere e ad abbracciare la propria vulnerabilità, come parte integrante
dell’esperienza estetica ed umana. L’inaugurazione, alla presenza delle autorità istituzionali e dei
critici d’arte Stefania Pieralice e Daniele Radini Tedeschi è fissata per il 21 Marzo ore 16.00.
“La grazia della fragilità” mostra d’arte, Pinacoteca Comunale Città di Castello, Palazzo Vitelli alla
Cannoniera, Ala Nuova
Indirizzo: Largo Monsignore G.Muzi 9/A, Città di Castello
Inaugurazione: 21 Marzo 2026 ore 16.00
Periodo: 21 Marzo- 4 Aprile 2026; chiusura: 23-30 Marzo
Orari: 10-13 / 15-18
Maestri in mostra
(sezione personale): ADGART (Antonello Diodato Guardigli); Fernando Diaz, Carlo Gasperoni,
Peter Nusbaum
(sezione collettiva): Marco Bettocchi, Franco Carletti, Silvana Landolfi, Liliana Scocco Cilla,
Fedora Spinelli e Nazzareno Tomassetti
LA GRAZIA DELLA FRAGILITA’
Città di Castello ospita a Marzo “La grazia della fragilità” con alcuni esponenti più significativi
dell’arte contemporanea italiana
La mostra- che si terrà nelle sale denominate “ala nuova” della Pinacoteca comunale sita nello
storico Palazzo Vitelli alla Cannoniera- accoglierà dal 21 Marzo al 4 Aprile le monografiche di
ADGART (Antonello Diodato Guardigli), Fernando Diaz, Carlo Gasperoni e Peter Nussbaum,
affiancate da una sezione collettiva dei Maestri Marco Bettocchi, Franco Carletti, Silvana Landolfi,
Liliana Scocco Cilla, Fedora Spinelli e Nazzareno Tomassetti.
Il percorso, presso la monumentale Pinacoteca Città di Castello, in Palazzo Vitelli alla Cannoniera -
che raccoglie dipinti di Raffaello Sanzio, Luca Signorelli, Domenico Ghirlandaio fino a giungere ai
più recenti Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, Mario Mafai - accompagna il visitatore in un viaggio
interiore in cui la fragilità si configura come una nuova lente per vivere la contemporaneità, non
debolezza, ma origine possibile di empatia, compassione e relazioni autentiche.
In un contesto storico in cui forza e potere delineano i modelli dominanti, le opere in mostra intendono
invitare a compiere una riflessione profonda, un esame di coscienza, in cui il vulnerabile assume un
ruolo centrale per tornare a una dimensione umana.